Acufeni: il ronzio che interrompe la gioia del silenzio
L’udito è perfetto ma c’è un ronzio fastidioso che non riguarda il sistema uditivo.
L’acufene o tinnitus è spesso il segno di un cedimento funzionale del sistema di sospensione cranio-cervicale. Il collo appare rigido e la mandibola instabile: uno scatto per ogni atto masticatorio o sbadiglio.
Il corpo umano è un apparato biomeccanicamente complesso nel quale, il tratto cranio-cervicale ha il compito, tra gli altri, di bilanciare il peso della testa e gestire la macchinosa leva temporo-mandibolare (ATM).
L’articolazione temporo-mandibolare non è una semplice appendice fluttuante, ma un sistema di trasduzione e ammortizzazione cinetica a doppio compartimento, capace di convertire forze muscolari lineari in movimenti complessi tridimensionali (innalzamento, abbassamento, protrusione, retrusione, diduzione o slittamento), posta accanto al condotto uditivo esterno ed alle strutture dell’orecchio medio.
Quando la tenuta meccanica delle strutture preposte viene meno, si ha un processo a cascata che induce l’assunzione di una postura scorretta, con le spalle ricurve e la testa che scivola in avanti. Una condizione che costringe i muscoli stabilizzatori del capo (elevatori della scapola, splenio, scaleni, suboccipitali e sternocleidomastoideo) ad un gravoso lavoro di compensazione, traducibile in una contrazione prolungata ed usurante, finalizzata al mantenimento della linea pupillare rivolta all’orizzonte.
In questa condizione ha luogo un disallineamento delle prime vertebre cervicali (Atlante e Epistrofeo, ovvero C1-C2), tale da ingenerare una trazione obliqua che coinvolge i muscoli dell’emicranio, inseriti tra mandibola ed orecchio interno (come il tensore del timpano).
La tensione prolungata che ha così luogo, trasforma i muscoli stabilizzatori in una vera e propria morsa, la cui forza si scarica lungo la linea cinetica posteriore, ricadendo sul distretto temporale-massetere, compromettendo l’allineamento della mandibola e spingendo il condilo mandibolare all’indietro contro la sua cavità.
La pressione meccanica espressa dal condilo contro i tessuti retrodiscali (ricca presenza di vasi sanguigni e terminazioni nervose) ovvero la sindrome compartimentale (minore) indotta dallo stato tensivo distrettuale cranio-cervicale, producono vibrazioni che, sfruttando la conduzione ossea, raggiungono direttamente la coclea. È grazie ad essa che ha luogo la conversione delle vibrazioni in impulsi nervosi: inviate al cervello tramite il nervo acustico, vengono sensorialmente tradotte in acufene.
È ben noto che alcun rimedio ordinario riesce a migliorare la condizione in essere e che, in qualche caso, quelli maggiormente utilizzati, si rivelano addirittura dannosi oltreché inefficaci. Scolastico il caso dei:
- miorilassanti che non discriminano le aree in sofferenza, non correggono l’assetto posturale e né le tensioni indotte;
- farmaci cortisonici che, pur riducendo eventuali stati infiammatori con un’iniziale parvenza di miglioria del fastidio, oltre ad avviare chimicamente la degenerazione della cartilagine articolare, una volta sospeso ne induce imitazioni o accentuazioni percettive da astinenza;
- bite notturni che aumentano la tensione notturna del distretto temporo-mandibolare e modificano la posizione della mandibola, spingendola posteriormente rispetto alla norma.
La via più fattiva per alleviare il fastidio, si rivela quindi essere quella che punta a liberare il distretto dorso-cervicale: nessun palliativo, ma interventi rieducativi tesi a rendere meccanicamente sostenibile il carico da lavoro che alimenta lo stato di alterazione.
La terapia manuale e l’esercizio fisico diventano quindi uno strumento indispensabile alla correzione degli assetti, consentendo di:
- ripristinare la corretta escursione articolare e con essa la rotazione assiale di C1-C2;
- allentare le tensioni che gravano sulla mastoide, alleggerendo la trazione sull’osso temporale e sull’articolazione temporo-mandibolare;
- ricreare lo spazio fisiologico all’interno della capsula articolare, riducendo la pressione idraulica sui tessuti retrodiscali.
Il riequilibrio distrettuale e il riposizionamento dell’asse cervicale superiore tramite manipolazioni mirate e la rieducazione meccanica della mandibola tramite esercizi di ginnastica correttiva, consentono il ripristino degli equilibri funzionali così riducendo la pressione da cui genera quel fastidioso e incessabile rumore.
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